Viaggio in un doppio senso di marcia, senza deviazioni ma ricco di soste impreviste, ciascuna a doppia cadenza settimanale — la partenza di domenica pomeriggio, il ritorno per lo più di venerdì sera.
Dettaglio della stazione di Rovato.
Approssimativamente, ho fatto più di 110 viaggi in treno in 18 mesi. Tutti estremamente in ritardo, troppi andati soppressi nei momenti più sconvenienti. Solo quattro puntuali. Uno addirittura in anticipo, con l’entusiasmo del capotreno che, comunicando agli altoparlanti a che binario si trovasse la coincidenza per Venezia, esclamò che il convoglio era arrivato con ben tre (tre!) minuti di anticipo. Assurdo.
Brescia. Desenzano del Garda, Sirmione.
Il viaggio non è mai stato la mia parte preferita della tratta Verona-Milano, Casa-Università, però ho imparato ad apprezzarlo: all’andata sempre carica di entusiasmo per le lezioni che sarebbero riprese l’indomani, al ritorno con una grossa stanchezza sulle spalle ed un bagaglio sempre più pesante che non vedevo l’ora di svuotare.
Il treno ha ospitato un’innumerevole quantità di solitari pranzi al sacco e bizzarre conversazioni con gli altri passeggeri; ha sfortunatamente ampliato il mio archivio immaginario di suoni e odori; ma mi ha anche insegnato la pazienza, in attesa dell’arrivo a destinazione.

Arrivo. Milano Centrale.
